Stop alle armi per Israele: vittoria dei portuali genovesi del Calp, Cosco rinuncia allo sbarco di container – VIDEO

Il Collettivo autonomo Lavoratori portuali annuncia il successo: «Bastata la proclamazione di sciopero per fermare il carico. Continueremo a mobilitarci contro i traffici di armamenti»

Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) del porto di Genova ha annunciato con soddisfazione una “grande vittoria”: la compagnia di navigazione Cosco ha rinunciato allo sbarco di tre container contenenti armamenti destinati a Israele. Secondo il collettivo, la decisione sarebbe stata influenzata direttamente dalla sola proclamazione di uno sciopero, senza nemmeno arrivare alla sua effettiva attuazione.

Il successo, spiegano i portuali in un video diffuso sui social, è stato possibile grazie all’azione coordinata con altri lavoratori portuali del Mediterraneo. I primi segnali erano arrivati dal porto del Pireo, dove i colleghi greci avevano rifiutato di movimentare i container, successivamente segnalati in arrivo nei porti di La Spezia e Genova.
«Ci siamo attivati subito – affermano dal Calp – per localizzare il terminal di attracco della nave. Abbiamo scoperto che dopo i porti liguri, il cargo avrebbe fatto scalo anche a Marsiglia, dove già il mese scorso abbiamo protestato congiuntamente, e successivamente a Valencia».
L’elemento inedito che il Calp sottolinea con orgoglio è la reazione della compagnia marittima: «È la prima volta che una compagnia del calibro di Cosco comunica ufficialmente la rinuncia a un carico, e lo fa tramite un canale di settore autorevole come la rivista Shipping Italy. Questo dimostra che la mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali può realmente fermare i traffici bellici».
Il collettivo conferma che l’impegno non si fermerà qui. «Continueremo a opporci alla movimentazione di armamenti nei porti civili – concludono – perché crediamo che i porti debbano servire la pace e non la guerra. Sosteniamo il cessate il fuoco immediato e il rispetto dei diritti del popolo palestinese».
L’episodio si inserisce nel più ampio movimento di solidarietà portuale che, negli ultimi mesi, ha visto azioni coordinate in numerosi scali europei per contrastare il commercio di armi dirette verso aree di conflitto.

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